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Massimiliano Adami y Lorenzo Damiani

2010, I Diseno Revista Internacional De Investigacion Innovacion Y Desarrollo En Diseno

Damiani _“D.L. 152”, ciotole in vetro soffiato di Murano riempite con scarti di lavorazione, produzione Fornasier Luigi, 2009 116 NOVEL > Massimiliano Adami y Lorenzo Damiani La Triennale di Milano sta dedicando una serie di mostre a designer italiani emergenti. Tra questi Lorenzo Damiani e Massimiliano Adami, che hanno entrambi esposto nell’ultimo scorcio del 2009 nello spazio del CreativeSet del Triennale Design Museum. La mostra di Lorenzo Damiani Ma dove sono finiti gli inventori? si è tenuta dal 23 settembre al 25 ottobre 2009 ed è stata curata da Marco Romanelli. Nella mostra Magma fossile, tenutasi dal 4 novembre all’8 dicembre 2009 sono stati esposti alcuni lavori di Massimilano Adami della collezione fossili moderni. La mostra è stata curata da Stefano Maffei unitamente al catalogo. Francesca La Rocca Lorenzo Damiani. Oggetti ambigui e gesti minimi Flessibilità, trasformabilità, ambiguità: parole chiave che richiamano il superamento dell’univocità funzionale degli spazi e degli oggetti attuato dal design contemporaneo. È in gioco il riconoscimento della connotazione nebulosa che ha assunto l’idea di funzione nella post-modernità. All’interno di questa dimensione instabile il design si assume il compito di immaginare nuovi gesti d’uso, nuove commistioni e integrazioni di funzioni, e la responsabilità di esprimerli secondo nuove estetiche. Queste valori sono in campo in molti dei progetti di Lorenzo Damiani. Il celebre biologo François Jacob ha dimostrato che l’evoluzione naturale non agisce come un ingegnere ma come un bricoleur, che parte da ciò che è in quel momento disponibile, da scarti, oggetti trovati e frammenti, per creare impensate forme di adattamento. È forse soprattutto in questo senso, nel proiettare la funzione nel tempo, che il lavoro di Damiani è collocabile per alcuni versi nel solco del design ecosostenibile. Lo dimostrano alcuni dei progetti di esposti nella mostra Ma dove sono finiti gli inventori? tenutasi al Triennale Design Museum. “Tutti tubi” è una collezione NOVEL 117 di poltrone e seggioline costruite assemblando tra loro tubi e giunti in plastica grigia. Trasporre ad una merceologia diversa la componentistica idraulica è l’operazione che caratterizza anche la collezione di vasi realizzata con raccordi in pvc integrati con canne di vetro Pyrex. Gli scarti di lavorazione del vetro di Murano, classificati come rifiuti speciali, vengono riutilizzati come elementi decorativi nelle ciotole di vetro soffiato della collezione “D.L 152”. Il tema dell’ambiguità dell’oggetto, e in particolare le prestazioni dei mobili compatti o multiuso è storicamente rintracciabile nei lavori di numerosi designer italiani. Basti pensare agli oggetti esposti per la emblematica mostra Italy – The New Domestic Landscape, tenutasi al MoMA di New York nel 1972. All’interno della storia del design italiano potrebbe in realtà rintracciarsi una vera e propria storia degli oggetti trasformabili, di quelli che possono celare o manifestare sé stessi a seconda delle occasioni, degli oggetti enigmatici o a doppia natura. Già negli anni Quaranta Giò Ponti ad esempio aveva affrontato il tema dell’arredo a scomparsa, progettando una “sala da pranzo riponibile in un buffet” ed un “tinello ribaltabile”, episodi che prefigurano ricerche sviluppate dal design italiano nei decenni successivi. Negli anni Settanta il tema della trasformabilità prende piede con protagonisti d’eccezione —quale ad esempio Joe Colombo— per essere ininterrottamente declinato fino ad oggi. Ed infatti Damiani ne dà la sua personale interpretazione con una serie di ibridi quali tavoli-specchio e tavoli lettino, pensili-sgabello, tavolini-tamburo, pettinicoltello, scaletti-quadro… Nella mostra ha presentato in particolare “Air pouf”, un aspirapolvere contenuto in pouf in poliuretano e su cui fluttua a mezz’aria, quando è acceso, una pallina colorata; “Poltrolley”, una poltroncina imbottita che cela un trolley da viaggio; “Air table”, un tavolino, in gabbia metallica, che in un attimo si inclina e funziona da ventilatore. Se 118 NOVEL c o n c e n t r a r e più funzioni in un oggetto è una forma di sintesi o sdoppiamento —a seconda di come siamo disposti a considerarla— attivabile in un istante, altri oggetti fanno proprio riferimento ad un gesto minimale per entrare in gioco. Un vecchio servizio di piatti, può essere riabilitato con dei piccoli tocchi di vernice sulle sbrecciature; “Packlight” è lampadina fluorescente Osram, comprensiva di filo, interruttore e presa; basta sia appesa ad un gancio direttamente con il proprio imballaggio trasparente per diventare una lampada; “Onlyone” è un miscelatore monoforo, che riunisce in sé sia il rubinetto che l’erogatore e da cui l’acqua emerge ad una leggera pressione della mano. Il sistema creativo di Damiani ha sempre un’occhio rivolto al potenziale passaggio dell’oggetto da una dimensione all’altra, che si può concretizzare in uno slittamento merceologico, di senso o di uso. Un dono ricevuto può riproporre sé stesso, trasferito ad altri semplicemente denunciando il passaggio di mano con un nastro adesivo che recita “regalo riciclato al 100%”. Non sappiamo come Marcel Mauss, autore di un famoso “Saggio sul dono” avrebbe interpretato quest’idea, ma sicuramente si sarebbe interessato alle pratiche di un progetto che agisce, come solo il design sa fare, sulla microsociologia dei comportamenti quotidiani. < _“AirTable”, ventilatore in gabbia di metallo utilizzabile come tavolino, Campeggi, 2009 _“Airpouf”, pouf che ospita al suo interno un bidone aspiratutto, produzione Campeggi, 2005 NOVEL 119 _“Packlight”, blister trasparente contente lampadina Osram, autoproduzione, 1995 _Onlyone, collezione di rubinetterie, produzione IB rubinetterie, 2006 120 NOVEL _“Tuttitubi”, collezione di sedute realizzate con tubi di pvc per sifoni, salone Satellite, 2003 NOVEL 121 Adami _Ritratto di Massimiliano Adami Le plastiche fossili di Massimiliano Adami La mostra di Massimiliano Adami Magma fossile espone i fossili moderni: una serie di oggetti la cui natura è tutta nella genesi. Si tratta di oggetti di plastica i più svariati —bottiglie, giocattoli, bacinelle, bicchieri, flaconi di detersivo, piccoli contenitori ma anche scocche di televisori, computer e telecomandi— che vengono inseriti in una schiuma di poliuretano per essere poi sezionati. Danno così vita ad armadi, lampade, vasi, consolle in cui si evidenziano le sagome, le texture e i colori originari degli oggetti di scarto inglobati. 122 NOVEL I fossili moderni ci mostrano così le viscere nascoste delle plastica, un materiale di cui o siamo abituati a considerare l’oggetto finale perfetto, senza sbavature, o di cui immaginiamo la natura indefinita e alchemica della fase produttiva. Come scrisse Roland Barthes includendola nei miti d’oggi, “la plastica è l’idea stessa della sua infinita trasformazione”. Le sperimentazioni di Adami sono in parte collegabili ad una sensibilità ambientale che dagli anni Novanta in poi ha sempre più investito il design. Inizialmente sembrava solo questione di tempo il consolidarsi di quel _Fossile Moderno Consolle, autoproduzione, 2006 promettente filone definito eco design. Gli strumenti di un approccio scientifico ai requisiti ambientali del prodotto si sono progressivamente affinati come ci si aspettava, ma solo recentemente i designer più avvertiti hanno metabolizzato questa dimensione, integrandola profondamente nei casi migliori con le logiche della propria poetica progettuale. Enzo Mari nel 1995 curò per Alessi una collezione basata su flaconi e bottiglie di plastica usati, riciclati come vasi da fiori, numerati e firmati nonché nobilitati da un cofanetto in faggio. In realtà l’ecodesign non è mai decollato con forza come movimento riconoscibile, per il semplice motivo che da un’esigenza —per quanto importantissima ed innegabile— non è detto riesca automaticamente a scaturire una energia progettuale ed una reale forza espressiva. La famiglia di oggetti ideata da Adami sembra in tal senso fare eccezione. Adami ha preso spunto da un materiale come la plastica —demonizzato addirittura dal primo ecologismo per non essere biodegradabile se non in tempi lunghissimi— e lo ha nobilitato come materiale archeologico, anzi addirittura geologico. NOVEL 123 Le tecniche del riciclaggio hanno indicato la via tecnica per ricondurre la plastica al suo significato primo, la infinita trasformazione. Ma non hanno ipotizzato dei possibili destini della plastica in quanto forma; né esiste una ricostruzione della visione del mondo contemporaneo che la storia stessa dei prodotti in plastica potrebbe aprirci. Emblematica di questo interesse la fondazione PLART —attiva a Napoli e nata da una collezione storica di oggetti in plastica di Maria Pia Incutiti— che lavora sia per sviluppare le tecniche di restauro delle opere in plastica che per delineare la storia e i futuri destini di questo materiale (sappiamo ad esempio che sono in continuo sviluppo nuovi materiali plastici del tutto ecocompatibili e biodegradabili). _ Fossile Moderno Monolite, realizzato per Triennale Design Museum, con oggetti offerti dalle aziende Alessi, Cappellini, Campeggi, Casamania, Cassina, Danese, Driade, Kartell, Luceplan e Magis. Foto di Fabrizio Marchesi In un certo periodo storico, riconducibile agli anni Settanta, sembrava che tutto il mondo fosse destinato ad essere in plastica. Si esaltava la performatività del materiale, la sua capacità di trasformarsi negli oggetti più disparati. Come osservò Barthes, la plastica è l’ubiquità resa visibile. Con la crisi ecologica la plastica è stata considerata un materiale ubiquamente colpevole, poiché dava vita ad oggetti destinati a perdere molto presto la patina accattivante del nuovo, per passare direttamente alla categoria di rifiuto ineliminabile e grottesco. I fossili moderni ci colpiscono perché cristallizzano la plastica in oggetti dotati di forma e colore, fermati in un momento storico, scavati come reperti geologici o archeologici e come tali degni di interesse sia scientifico che etnografico. Oggetti, quindi, in grado significare, dare informazioni sulle abitudini e i gusti degli abitanti ad essi coevi. Abitanti che anch’essi, simmetricamente, vengono rivisti e analizzati a partire dal rapporto, usa-e-getta o di più lunga durata che li lega a prodotti comuni. La tecnica di straniamento adottata da Adami conferisce nuova dignità estetica a prodotti di per sé senza valore, con una strategia adottata a suo tempo anche dalla pop-art. Possiamo infine osservare come l’ecologia abbia sensibilmente cambiato nello stesso tempo il nostro senso etico ed il nostro senso estetico, riorientando fatalmente la visione critica del progetto. Chi trenta anni fa avrebbe preso sul serio la produzione di una piastrella fatta con gusci di cozze? Chi avrebbe apprezzato von Gerkan che nell’involucro del Pavilion of Christ —addirittura un edificio a significato religioso— ha inserito tra due lastre di vetro lampadine, rasoi, colini del the ed altri oggetti dismessi? Quale designer avrebbe osato proporre sul mercato del lusso borse fatte con scarti di lavorazione? Oggi non solo i fossili moderni ci interessano, ma ci soffermiamo anche a chiederci perché. < 124 NOVEL