Il tecnico Invernizzi: approdato sulla panchina della prima squadra nel novembre 1970, rivitalizzò lo spogliatoio interista traghettandolo alla vittoria dell'11º scudetto.
L'avvio della seconda stagione di Heriberto Herrera inasprì il rapporto del tecnico con la tifoseria,[4] a cominciare dalle cessioni di Guarneri e Suárez in cui luogo furono acquistati Giubertoni e Frustalupi:[5]HH2 escluse peraltro Bedin e Jair dai titolari, preferendo loro i nuovi arrivati Fabbian e Pellizzaro.[5] In campionato la squadra racimolò 4 punti in 5 giornate,[6][7] perdendo a domicilio contro il Cagliari e crollando successivamente nel derby meneghino.[8][9] Nel mese di novembre, dopo la disfatta coi rossoneri, il presidente Fraizzoli sollevò dall'incarico il paraguaiano assegnando la conduzione tecnica a Giovanni Invernizzi:[10] il nuovo allenatore, già responsabile del settore giovanile[5] debuttò vincendo col Torino per poi cadere contro la capolista Napoli.[11]
Relegato all'ottava posizione dopo il settimo turno, con 6 lunghezze di ritardo dai concittadini e 7 dagli stessi partenopei,[5] di ritorno dalla trasferta campana Invernizzi programmò assieme ai calciatori una tabella-scudetto con l'ideale percorso da compiere per aggiudicarsi il titolo.[10] Il tecnico — soprannominato Robiolina —[10] procedette a un rimpasto della formazione-base: reintegrati Bedin in mediana e Jair sulla fascia destra, a centrocampo Bertini sostituì Frustalupi.[5] Tra i pali era schierato Vieri,[12] con Bellugi e Facchetti laterali difensivi:[5] il pacchetto arretrato si completava con Giubertoni al centro e Burgnich libero, ruolo in cui la «Roccia» si calò alla perfezione dopo una carriera svolta da terzino.[10] In avanti Mazzola sulla trequarti e Corso lungo l'esterno sinistro appoggiavano la punta Boninsegna,[5] i cui gol ebbero un peso determinante ai fini della risalita.[13][14] Da segnalare inoltre l'esordio in prima squadra delle future bandiereBordon e Oriali, portiere di riserva il primo e terzino-mediano il secondo.[12]
Terminato il girone d'andata con 3 punti dal Milan,[15] la Beneamata proseguì la rincorsa nella fase di ritorno imponendosi tra l'altro nella stracittadina del 7 marzo 1971:[5] l'aggancio si concretizzò alle porte della primavera,[16] con la vittoria casalinga sul Napoli — sia pur tra le polemiche per la conduzione di gara dell'arbitro Gonella[17] — e il contestuale pareggio del Diavolo a Vicenza.[5] La domenica successiva, approfittando dello stop subìto dai concittadini col Varese a San Siro, i nerazzurri trionfarono a Catania assumendo il primato solitario.[5] Alla Beneamata fu quindi sufficiente amministrare il vantaggio nelle gare seguenti,[18][19] laureandosi campione d'Italia alla terzultima giornata:[5] il 2 maggio 1971, in coincidenza del 55º compleanno di Fraizzoli,[20] l'Inter surclassò per 5-0 il Foggia incamerando il titolo grazie anche alla sconfitta rimediata dagli uomini di Rocco sul campo del Bologna.[21] A inaugurare la goleada contro i pugliesi fu una celebre rete in acrobazia di Boninsegna,[22] poi risultato capocannoniere del torneo con 24 marcature:[5] l'undicesimo Scudetto, vinto con un margine di 4 punti sui rivali (46 a 42), rappresentò il primo trofeo dell'èra-Fraizzoli.[20]
L'Inter al debutto in campionato a Verona, con indosso la divisa di cortesia bianca ispirata a quella coeva del Cagliari scudettato.
In questa stagione l'Inter confermò la sua classica maglia casalinga a strisce nerazzurre, mentre più vivace fu la situazione per quanto concerne le trasferte: per la fase estiva di Coppa Italia si attinse ancora alla divisa fasciata stabilmente utilizzata nel precedente quinquennio; all'esordio in campionato, sul campo del Verona, debuttò poi una casacca bianca con ampio scollo nerazzurro che, curiosamente, riprendeva in toto il template di quella contemporanea e scudettata del Cagliari;[6] solo nel corso dell'annata si imporrà definitivamente l'uniforme sbarrata già vista a San Siro tra gli anni 50 e 60 del Novecento.